Qual è l’eco-score dei nostri capi outdoor? Lagoped fa il punto
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La transizione ecologica del settore tessile passa attraverso una migliore informazione dei consumatori. Or, quando si tratta di valutare l’impatto ambientale di un capo d’abbigliamento, la varietà degli strumenti può creare confusione. Da alcuni anni, diverse iniziative — in Francia come in Europa — cercano di proporre un ecopunteggio tessile: un indicatore chiaro, unico e standardizzato per orientare verso scelte più responsabili.
Ispirati al nutri-score o all’etichetta energetica, questi punteggi sintetizzano una analisi del ciclo di vita (ACV) in un voto da A a E. L’obiettivo è permettere a tutti di confrontare facilmente l’impatto ambientale di due prodotti, incentivando al contempo l’industria a progettare capi d’abbigliamento più virtuosi.
Ma in questo periodo di transizione, tra il metodo europeo (PEF), ancora in evoluzione, e la metodologia francese, in fase di finalizzazione, è fondamentale comprendere bene le differenze. E sapere come un marchio come Lagoped, impegnato per un settore tessile più sostenibile, utilizza questi strumenti per offrire maggiore trasparenza.
Lagoped è il primo marchio tessile francese a mostrare un ecopunteggio sull’intera gamma dei suoi capi d’abbigliamento.
Già nel 2023 abbiamo adottato il metodo PEF (Product Environmental Footprint), il quadro europeo per la valutazione ambientale. Poi, nel 2024, siamo passati al metodo francese basato sul database Écobalyse, conforme al decreto in corso di adozione. Questa scelta pionieristica riflette il nostro impegno: rendere l’impatto di ogni capo d’abbigliamento visibile e comprensibile.
Ma di cosa stiamo parlando esattamente? E cosa si cela dietro queste valutazioni ambientali?
Il tessile è uno dei settori più inquinanti al mondo. Richiede enormi quantità di acqua, energia e materie prime, generando al contempo rifiuti, microplastiche ed emissioni di gas serra. È quindi indispensabile produrre meglio, ma anche scegliere meglio.
Gli eco-punteggi cercano di rispondere a questa esigenza sintetizzando, in un punteggio comprensibile, l’insieme degli impatti di un prodotto. A tal fine, si basano su un’analisi del ciclo di vita (ACV): dalla coltivazione della materia prima alla fabbricazione, all’uso e persino alla fine del ciclo di vita del capo d’abbigliamento.
Ma non tutti i metodi di valutazione sono equivalenti. Oggi coesistono due approcci:
Il metodo PEF, sviluppato dalla Commissione europea;
Il costo ambientale, promosso dalla Francia attraverso il database Écobalyse.
Il metodo Product Environmental Footprint (PEF) è stato elaborato dalla Commissione europea per proporre un riferimento scientifico comune a tutti i prodotti. Si basa su 16 indicatori ambientali: cambiamento climatico, tossicità umana, acidificazione, uso del suolo, inquinamento dell’acqua, ecc.
Utilizza un database dedicato (EF v3.1) e il suo calcolo si basa su dati tecnici derivati da analisi del ciclo di vita molto dettagliate.
Oggi il PEF resta un quadro volontario, utilizzato principalmente nei rapporti B2B o nell’ambito di inviti a presentare progetti europei. È prevista una revisione entro il 2026–2027, in particolare per integrare questioni emergenti come le microplastiche o la biodiversità.
In Francia, i marchi non sono autorizzati a mostrare un punteggio complessivo basato sul PEF nella loro comunicazione rivolta al grande pubblico. Possono essere pubblicati solo indicatori grezzi come l’impronta di carbonio o il consumo d’acqua.
Parallelamente, la Francia ha sviluppato un approccio più diretto, con un obiettivo chiaro: rendere l’impatto ambientale comprensibile a tutti. Questo metodo, chiamato "costo ambientale", si basa sul database Écobalyse, aperto e pubblico.
Utilizza 14 indicatori ambientali, tra cui l’impronta di carbonio, l’acqua utilizzata, le risorse abiotiche e l’inquinamento degli ecosistemi. Il suo calcolo è più semplice di quello del PEF: è sufficiente conoscere la composizione, il peso del prodotto e i luoghi delle principali fasi di produzione (filatura, tessitura, tintura, assemblaggio).
Particolarità: questo metodo tiene conto della durabilità estrinseca, ossia del modello economico del prodotto (fast fashion rispetto a prodotto durevole). Penalizza quindi i capi con una bassa longevità o destinati a un uso unico.
Un decreto è atteso entro la fine di settembre 2025, a partire dal quale ogni comunicazione ambientale in Francia dovrà basarsi esclusivamente su questo metodo. In futuro, il punteggio comparirà direttamente sull’etichetta dei prodotti.
Questi due sistemi non sono incompatibili. Condividono un obiettivo comune: incoraggiare la riduzione dell’impronta ambientale dei prodotti tessili. In futuro potrebbe verificarsi una convergenza, ma per il momento ciascun quadro si rivolge a un pubblico diverso.
Sia con il metodo PEF europeo sia con il metodo francese, il principio di calcolo del punteggio è lo stesso:
Punteggio = ∑ (Impatto / Fattore di normalizzazione) × Fattore di ponderazione
Tuttavia, esistono alcune differenze sostanziali:
Le ponderazioni differiscono – per esempio, la Francia attribuisce un peso molto maggiore all’ecotossicità nelle acque dolci (21,10%), mentre il metodo PEF dà più importanza alla tossicità umana e all’uso di risorse fossili o minerali.
Il metodo francese aggiunge due criteri: rilascio di microfibre plastiche e quota delle esportazioni al di fuori dell’UE.
Cambia l’unità funzionale :
PEF Europa: Punteggio / (numero medio di giorni di utilizzo × qualità intrinseca × riparabilità)
Metodo francese (Écobalyse): Punteggio / durabilità non fisica.
Il metodo europeo tiene conto della durabilità fisica del capo, mentre il metodo francese integra una durabilità emotiva legata al modello economico del prodotto (fast fashion rispetto a produzione sostenibile).
Da Lagoped seguiamo questi sviluppi da diversi anni. Nel 2023 abbiamo adottato il PEF per valutare l’impronta ambientale dei nostri capi. Nel 2024 siamo passati al sistema di riferimento francese basato su Écobalyse, diventando così il primo marchio tessile francese a esporre un eco-score sull’intera collezione.
Perché questa scelta? Perché pensiamo che l’informazione, quando è affidabile e comprensibile, sia una leva potente per consumare meglio — e produrre meglio.
Per noi, l’etichettatura ambientale non è un vincolo, ma un’esigenza etica. Ci spinge a progettare capi più durevoli, a procurarci materiali riciclati o riciclabili, a privilegiare partner europei e a ripensare ogni dettaglio.
L’eco-score non dice tutto. Non sostituisce il buon senso né l’attenzione che dedichiamo ai nostri capi. Ma offre un punto di riferimento in un settore ancora troppo opaco.
Da Lagoped vogliamo che ogni capo che indossate abbia un significato — nella sua funzione, nel suo utilizzo e nel suo impatto. Grazie all’etichettatura ambientale, oggi potete scegliere con piena consapevolezza.
E noi continuiamo a migliorare, in tutta trasparenza.
N.B. La valutazione eco-score non è ancora possibile per tutti i prodotti presenti nelle nostre collezioni. In un’ottica di trasparenza, mostriamo il punteggio francese quando disponibile e quello europeo quando il primo non è disponibile.