All’ombra della Regina:
La Meije in maestà
Una mattina d’aprile del 2025, l’aria è frizzante, carica di quella promessa di primavera che non ha ancora del tutto scacciato l’inverno. Pilou Cret, figlio della sua terra e guida alpina, ci accoglie con il sorriso tranquillo di chi conosce ogni piega del ghiacciaio. Al suo fianco, Clémentine e Paul de Pourtalès, l’atleta di Freeride della Lagoped Family, impegnato nel Freeride World Tour nel 2026.
A La Grave, l’alta montagna non si racconta, si vive. Superati i 3.200 metri di altitudine, lo scenario cambia scala. Lo sguardo si perde sul ghiacciaio della Girose, spaziando tra le Grandes Jorasses e il Mont Blanc, prima di arrestarsi sulla parete nord della Meije, una muraglia di roccia e ghiaccio che sembra vegliare sul mondo.
È qui, alle porte del cielo, che i nostri capi rivelano tutto il loro significato. Progettati per durare, sono il trait d’union tra l’essere umano e l’elemento selvaggio. Su questo terreno non tracciato, dove la montagna è rimasta sovrana, la tecnicità diventa un’alleata della libertà. Tra seracchi e morene, tracciamo linee effimere su un ghiacciaio millenario, consapevoli della fragilità di questo regno di cristallo che spetta a noi proteggere.
Benvenuti nella “Mecca”. Qui non ci sono piste battute né rassicuranti segnaletiche. Il comprensorio dei valloni della Meije è uno spazio di pura creatività, un terreno d’avventura dove lo sci torna a essere esplorazione.
Affrontare la discesa con Paul significa capire che il freeride è una forma di poesia in movimento. Significa scegliere la propria linea con rispetto, leggere la neve come si legge una poesia e scegliere materiali che rispettino l’ambiente che attraversiamo. A La Grave, ogni curva è una firma, ogni discesa una lezione di umiltà di fronte alla potenza delle nostre montagne.