Andare in montagna senza auto: un anno di Topo Doux con Florian Garibal
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Un venerdì mattina, un treno in partenza da Lione, quindici minuti di autostop dalla stazione di Notre-Dame-de-Briançon e alle 11:30 gli sci ai piedi, in fondo alla valle di Naves. Tre giorni dopo, un tragitto fino ad Albertville e poi un treno riportano i due sciatori a Lione, senza che abbiano mai usato il volante.
È il genere di fine settimana che i Topo Doux, guide pubblicate da Aventures sans voiture, vorrebbero rendere la norma. Un anno dopo l’uscita del primo volume, Florian Garibal, che ha fondato questa giovane casa editrice insieme a Fanny, fa il punto sui cambiamenti per partire in montagna senza auto, sui due nuovi libri e sugli incontri che alimentano la collana.
Tutto parte da una guida di arrampicata. Il primo Topo Doux, una guida per andare ad arrampicare in bicicletta, autobus e treno da Grenoble, è il primo libro di Fanny e Florian Garibal, pubblicato nell’anno in cui hanno compiuto 30 anni. Nessuno dei due veniva dal mondo dell’editoria: realizzare un’opera del genere in autopubblicazione, in meno di un anno, era una scommessa.
Il libro conta più di 1.500 lettori a oggi, secondo Florian, e questo dato conta meno di ciò che rivela: il desiderio concreto di cambiare le proprie abitudini di spostamento, condiviso ben oltre la cerchia di chi ne è già convinto.
«All’inizio, la sfida era enorme: rendere la mobilità sostenibile desiderabile, semplice e accessibile.»
Un anno dopo, il bilancio si fa incontrando i lettori. I confronti con gli arrampicatori, gli escursionisti e gli sciatori della comunità hanno fatto emergere gli ostacoli più concreti: il tempo richiesto dagli spostamenti, la logistica, un’offerta di trasporti talvolta poco conosciuta, il prezzo. Florian ne aggiunge un quinto, legato al primo libro: il titolo stesso. Con «da Grenoble», il libro sembrava riservato agli abitanti di una sola città.
Sul campo, le cose si muovono nella direzione che sperava. Eventi, video, film, nuove persone che si avvicinano a questa pratica: non è più vista come una scelta complicata, un po’ radicale e riservata a pochi. Florian ritiene che l’obiettivo iniziale sia stato raggiunto e che la formula sia stata trovata: invogliare invece di colpevolizzare.
Per il futuro, il team si è prefissato tre obiettivi: rendere l’accesso possibile da più città, allargare lo sguardo a tutte le professioni della montagna e valorizzare i vantaggi della mobilità dolce.
Quando si va in montagna, in auto o no, gli ultimi chilometri sono gli stessi, che il tragitto totale sia di dieci o cento. In autobus o in treno è ancora più vero: l’ultimo anello della catena decide tutto.
Ogni itinerario dei nuovi volumi include quindi un riquadro con i dettagli degli ultimi mezzi di trasporto da prendere e i tempi di percorrenza da diverse grandi città.
È una novità, pensata sia per gli abitanti della regione sia per chi vive più lontano, per esempio a Parigi.
Nel primo Topo Doux, gli autori avevano presentato professionisti dell’arrampicata che già integravano la mobilità dolce nella loro pratica, in misura diversa, per farla conoscere alla propria comunità.
Questa volta, prendendo spunto dal lavoro di Vincent Ayral, autore del Topo Doux dedicato ai Pirenei, la collana allarga lo sguardo a tutte le professioni della montagna: gestori e gestrici di rifugi, pastori e pastore, soccorritori, squadre dei parchi nazionali, cuochi nei rifugi, atleti.
L’idea è cambiare il modo di guardare a quello che chiamiamo il nostro «luogo di svago».
«Oltre a essere un luogo di svago, per altri è anche un luogo di vita».
Le riserve si riducono quasi sempre allo stesso riflesso: confrontare durata, prezzo e comodità con quelli dell’auto privata. Florian non cerca di eludere la questione: «Non illudiamoci, in termini di trasporto niente sarà più efficiente».
La risposta della collana è un’altra: certe avventure semplicemente non hanno senso in auto.
Sono i percorsi di traversata, quelli che partono da un punto A per arrivare a un punto B senza mai tornare ad A. I due nuovi volumi li mettono in risalto: al 100% per le Alpi e in misura minore per i Pirenei, con itinerari pensati fin dall’inizio per essere percorsi senza auto e adatti a livelli molto diversi.
Tutto è nato da un lavoro collettivo con gli autori e i lettori, e il team non vede già l’ora di scoprire quali miglioramenti porteranno i prossimi volumi per riempire un po’ di più treni e autobus di escursionisti.
La collana conta ormai tre volumi. La guida Topo Doux dedicata alla traversata scialpinistica delle Alpi, firmata da Félix Laplanche, e quella dedicata all’escursionismo nei Pirenei, firmata da Vincent Ayral, si aggiungono al primo volume, dedicato alle arrampicate partendo da Grenoble. Due uscite, una per ciascun massiccio, mostrano concretamente cosa significa voler partire in montagna senza auto.
Questa escursione riunisce in sé tutti i vantaggi della mobilità sostenibile: è una traversata tra le stazioni di Ax-les-Thermes e Andorre-l’Hospitalet, impossibile da fare quando l’auto aspetta in un parcheggio di partenza. Il viaggio non è molto più lungo che in auto e si evitano gli ingorghi sulla strada che porta in Andorra.
In estate, una navetta collega Ax-les-Thermes alle fucine di Orlu; nel resto dell’anno, in caso di imprevisti, l’autostop funziona molto bene. Poiché entrambe le stazioni sono servite dal treno notturno, è persino possibile invitare amici che vengono da lontano.
Per quanto riguarda i paesaggi, l’itinerario collega l’Ariège ai Pirenei Orientali, tra laghi e cime, tra sentieri molto frequentati e altri ben più selvaggi, da cui si può osservare la fauna. Passa per il Petit Péric (2 690 m) e il Grand Péric (2 810 m), con tappe nei rifugi di Camporells ed En Beys, ben posizionati e accoglienti.
Dopo tre giorni, si torna con una sensazione di completo distacco e panorami tanto più meritati quanto più il sentiero è tecnico.
Partire in montagna senza auto per tre giorni di sci nel Beaufortain: è possibile? Sì, ed è anche piuttosto semplice. Ecco il racconto di un lungo weekend itinerante tra la valle di Naves e il villaggio di Arêches.
Giorno 1, da Lione al rifugio del Nant du Beurre. L’obiettivo si riassume in una frase: tre giorni di scialpinismo all’insegna del divertimento, senza correre rischi, in due. Mercoledì sera, dopo aver consultato il BERA (il bollettino di stima del rischio valanghe) e le previsioni meteo, scegliamo il Beaufortain. Una telefonata ai due rifugi: sono rimasti due posti, un vantaggio quando si parte in due. Venerdì mattina si parte in treno da Lione. La navetta per Naves circola solo il sabato, così facciamo l’autostop: quindici minuti dopo un’auto si ferma. Ci mettiamo gli sci ai piedi alle 11:30, dopo 3 ore e 30 di viaggio, contro le 2 ore e 20 in auto: tutto sommato, un tempo ragionevole. Facciamo uno spuntino, controlliamo gli ARTVA e, 700 metri più avanti, appare il rifugio, sotto la neve e sferzato dal vento. Dopo una cioccolata calda, ripartiamo per raggiungere una cima vicina, su una neve crostosa e battuta dal vento: non il massimo, ma sciabile. Venerdì sera al rifugio ci sono solo otto persone: aperitivo, giochi e una bella dormita.
Giorno 2, dal rifugio del Nant du Beurre al rifugio della Coire. Il sabato si apre con una splendida giornata di sole. Due piccoli colli non troppo ripidi portano al rifugio della Coire, con una neve decisamente migliore del giorno prima. Arriviamo presto a un rifugio non custodito, ma al completo: i due posti prenotati ci sono. Dopo mangiato, torniamo a sciare su un versante con una neve incredibile e facciamo su e giù più volte, tanto è bello. La serata è conviviale, un po’ stretti ma allegri.
Giorno 3, ritorno ad Arêches. La notte non è stata granché, ma la motivazione non manca, nonostante il vento che si alza. Si parte in direzione del Mont Coin, poi si scende verso il lago di Saint-Guérin per raggiungere Arêches. La neve copre la strada fino a 2 km dal paese; un passaggio da qualcuno che scende ci evita di camminare e cinque minuti dopo siamo ad Arêches. Sono le 14, l’autobus parte alle 15. Facciamo l’autostop, nel caso riuscissimo a prendere il treno precedente: dieci minuti dopo, un’auto diretta ad Albertville si ferma e il conducente si offre di accompagnarci davanti alla stazione, giusto in tempo. Prendiamo il treno precedente, facciamo un rapido cambio a Chambéry e l’avventura finisce a Lione.
Di motivi per non mettersi in viaggio, il team ne ha sentiti decine, forse centinaia. Li capisce e non cerca di risolverli tutti: oggi il sistema non permette di fare a meno dell’auto ovunque e in ogni momento. Però, dopo aver coinvolto parecchie persone, molte delle quali continuano a praticare questa modalità, ha qualche consiglio semplice.
Per una prima volta, meglio puntare su qualcosa di facile: niente bici, o pochissima, solo autobus e treni, un alloggio al coperto invece di un bivacco, una destinazione vicina e un itinerario servito da trasporti frequenti. Se avete amici che lo fanno già, partite con loro: vi risparmieranno gli errori di attrezzatura e organizzazione che hanno commesso loro stessi all’inizio. Il consiglio chiave di Florian: «Non fatevi passare la voglia già la prima volta!»
Prevedete un’ora di margine per i mezzi di ritorno e procedete al vostro ritmo durante l’uscita: andare troppo in fretta porta a prendere decisioni sbagliate, che possono causare incidenti, come perdersi o farsi male. Scaricate la mappa offline in un’app di navigazione (Alpine Quest, Iphigénie o un’altra) nel caso in cui la zona non sia coperta dalla rete. Annotate anche gli orari di treni e autobus, oltre a quelli di eventuali altre linee, per avere un piano B in caso di maltempo o stanchezza.
Una volta pianificato tutto, comincia la parte più piacevole. Riportare a casa un ricordo gastronomico di un piccolo paese attraversato tante volte senza mai trovare un posto dove parcheggiare, ammirare un panorama dal finestrino dell’autobus senza temere di perdere la strada, fare un pisolino sul treno del ritorno dopo diverse bellissime giornate: sono piaceri che l’auto non permette.
Senza auto non c’è un bagagliaio dove lasciare parte dell’attrezzatura. Alcune stazioni e comuni mettono a disposizione armadietti per depositare l’attrezzatura in sicurezza alla partenza, nel caso di un itinerario ad anello: è una bella iniziativa, che dimostra come i territori si stiano adattando. Ma è tutt’altro che la norma: il più delle volte, tutto quello che porti con te da casa resta sulle spalle fino al ritorno.
La regola resta quella di più strati sottili, da togliere o rimettere in base alla temperatura e al meteo, descritta nella nostra guida al sistema dei tre strati. Avere attrezzatura leggera e compatta aiuta molto, ma non è indispensabile: accorciare l’uscita, scegliere una finestra con meteo stabile o limitare gli sbalzi di temperatura permette di compensare un’attrezzatura troppo pesante.
Di motivi per non mettersi in viaggio, il team ne ha sentiti decine, forse centinaia. Li capisce e non cerca di risolverli tutti: oggi il sistema non permette di fare a meno dell’auto ovunque e in ogni momento. Però, dopo aver coinvolto parecchie persone, molte delle quali continuano a praticare questa modalità, ha qualche consiglio semplice.
«Dopo il trasporto, l'attrezzatura è uno dei fattori che incidono maggiormente sull'impatto di un'uscita di sport outdoor.»
È uno dei motivi per cui gli editori hanno scelto di collaborare con Lagoped per le prevendite: prodotti pensati per durare, progettati per essere riparati e in grado di resistere per diversi anni, un aspetto su cui puntare per ridurre l'impatto di un'uscita. Hanno voluto far conoscere il marchio e i suoi valori ai lettori, proponendo al tempo stesso capi adatti alle discipline descritte nelle guide Topo Doux.
Le interviste occupano un posto importante nelle guide Topo Doux e il team vuole includerle in tutta la collana. Considerare la montagna come un semplice luogo di svago significa ignorarne gran parte degli usi.
Cambiare approccio non significa solo lasciare l'auto in garage: si tratta di riconnettersi con i territori, capire meglio gli ecosistemi e le persone che li abitano.
Questi incontri offrono ai lettori un punto di vista poco presente nei media e mettono gli autori a confronto con persone dalle forti convinzioni, direttamente alle prese con il cambiamento climatico, gli atti di inciviltà e la necessità di adattarsi.
I tre volumi della collana sono disponibili sul sito di Aventures sans voiture, di cui è possibile seguire le novità anche su Instagram :
Per andare in montagna senza auto la prossima volta, resta solo una domanda da risolvere: quale stazione, quale giorno.