Arrampicata in Marocco: qualche settimana a Taghia
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Immersa nel cuore dell’Atlante marocchino, Taghia fa sognare gli arrampicatori di tutto il mondo. Famoso per le sue spettacolari grandi vie su un calcare di qualità rara, questo villaggio berbero attira ogni anno chi è in cerca di isolamento, impegno e bellezza verticale. È questo che ha spinto Florian, guida alpina, a recarvisi dopo aver ascoltato i racconti entusiasti di amici arrampicatori tornati conquistati dal loro soggiorno.
L’idea non era un progetto a lungo termine, ma piuttosto un’opportunità nata durante una bassa stagione nelle Alpi. Inizialmente pensava di andarci in autunno, il periodo più favorevole per allenarsi nell’arrampicata. Alla fine, la primavera si è rivelata perfetta: meno frequentata, ancora selvaggia, con quella luce limpida e vivida che accentua la bellezza minerale del luogo.
Florian conosce bene le grandi vie, che apprezza per l’impegno che richiedono e la concentrazione che impongono. A Taghia, i punti di ancoraggio sono distanziati, l’arrampicata tecnica, spesso su pareti ripide o placche sottili. Ma l’atmosfera d’alta montagna, l’ambiente incontaminato e la roccia impeccabile ne fanno un terreno di gioco impegnativo, ma profondamente stimolante. Ben lungi dall’essere completamente isolato, il villaggio dista solo due ore a piedi dalle pareti più remote, permettendo di mantenere un legame costante con una forma di civiltà.
Per questo viaggio era accompagnato da un amico, anche lui guida e membro del soccorso alpino. Un binomio esperto e complementare, pronto a scoprire le meraviglie dell’Atlante.
Il viaggio comincia a Marrakech, poi prosegue in taxi fino a Zaouiat, la porta d’ingresso della valle. È qui che ogni lunedì prende vita il souk, un vero teatro di scambi dove si può trovare di tutto e di più, in un allegro tumulto di colori e profumi. Arrivando di notte, le luci del mercato erano spente, ma l’eco della sua animazione restava nell’aria.
Il viaggio prosegue in 4x4, su una pista aperta di recente, che sostituisce poco a poco i muli di un tempo. Entrando nella valle, cala il silenzio. All’arrivo a Taghia, le pareti rocciose, invisibili nella notte, disegnano tuttavia la loro ombra monumentale sul cielo stellato. Solo il raglio lontano degli asini e il richiamo alla preghiera del mussem interrompono la quiete del villaggio.
All’alba, la magia si compie. Alte pareti ocra circondano le case in terra, e il contrasto tra la roccia, il cielo e il verde delle coltivazioni è sorprendente. L’atmosfera è unica, al tempo stesso aspra e dolce, austera e accogliente.
A Taghia le giornate iniziano presto. La partenza dal villaggio avviene generalmente intorno alle 8, a volte molto prima a seconda dell’itinerario. I sentieri di avvicinamento variano da 15 minuti a un’ora e mezza, spesso scanditi da passaggi scavati nella roccia dai Berberi: cenge sospese, canaloni incassati, viadotti naturali vertiginosi. Ognuno di essi contribuisce all’atmosfera d’avventura.
In due settimane sono state percorse 13 vie lunghe. Una giornata è stata dedicata al souk e un’altra al riposo dopo un’inaspettata nevicata. I pomeriggi, al rientro al rifugio verso le 14 o le 15, trascorrevano tra sonnellini, letture, conversazioni o incontri nel villaggio.
Tra gli itinerari più memorabili, Les Rivières Pourpres (7b+ max) ha lasciato una forte impressione. Famosa e splendida, propone un’arrampicata tecnica e fluida fino a un finale impegnativo. Anche L’Axe de Mal (7c max) ha colpito gli animi, con i suoi 500 metri di parete continua e verticale. Al contrario, Haden Oder Sein (6b+ max) offre un viaggio verticale in un calcare arancione eroso, spettacolare ma abrasivo per le dita.
Alcuni passaggi hanno richiesto un’inventiva particolare. Sulla via Berbère Style, una traversata su placca (6c) si è rivelata quasi impossibile a prima vista: liscia, senza grana, con gli spit distanti. Né Florian né il suo compagno sono riusciti a superarla in libera. Alla fine si è imposta una soluzione inaspettata: una tecnica di pendolo improvvisata. Due giorni dopo, una guida trovata in un altro rifugio mostrava un orologio disegnato accanto a questa lunghezza, come un ammiccamento alla loro intuizione.
Al di là delle falesie, Taghia è anche un luogo d’incontri. Gli abitanti del villaggio hanno l’ospitalità nel sangue. Tè alla menta, conversazioni condivise, piccoli aiuti: il rapporto tra arrampicatori e abitanti del luogo si fonda su un’ospitalità semplice e sincera.
Un incontro in particolare ha segnato il soggiorno: quello con Armed, un uomo che vive da solo a 40 minuti a piedi dal villaggio, in una casa costruita con le sue mani. Trascorre le giornate a spaccare pietre, circondato dalle montagne. Per lui, gli arrampicatori di passaggio sono una parentesi e offre loro il tè come gesto di silenziosa amicizia.
Con i padroni del rifugio, i legami si sono creati naturalmente. Tè condiviso, introduzione al francese per i bambini, aiuto nella costruzione di un muro in pietra: tanti momenti semplici che acquistano un valore prezioso quando ci si allontana dalla quotidianità.
Per questa avventura, Florian aveva scelto un'attrezzatura adatta alle variazioni di temperatura e alle esigenze dell'arrampicata su vie lunghe. La giacca TETRAS per le giornate piovose, il giubbino antivento NAGALAKA per la sua compattezza ideale in fondo allo zaino e il piumino CORUJA per le soste e le serate fresche. Il pile HOODEECE permetteva di arrampicare senza rischiare di danneggiare un piumino, mentre la PHANTOM HOODIE fungeva da strato intermedio. Le magliette TEETREK, traspiranti e ad asciugatura rapida, completavano l'abbigliamento. Infine, gli shorts PTARMIGAN si sono rivelati perfetti per i pomeriggi al rifugio e le giornate più calde.
L'attrezzatura ha svolto perfettamente il suo compito, soprattutto durante la seconda settimana, più fredda. Leggerezza, tecnicità e durata: criteri essenziali quando si parte lontano, senza margine di errore. Poter contare sul proprio abbigliamento dà una tranquillità che permette di concentrarsi sull'essenziale: arrampicare, vivere, scoprire.
Per una guida, queste parentesi lontano dalle Alpi hanno un valore particolare. Sono un'occasione per scoprire nuovi terreni d'avventura, provare vie potenzialmente accessibili ai futuri clienti e comprendere meglio la logistica locale. Ma è anche un momento per sé, per arrampicare al proprio ritmo, ritrovare gli amici e vivere la montagna senza guidare nessuno.
Taghia, con la sua bellezza selvaggia e la sua comunità accogliente, resterà un punto di riferimento importante nel percorso di Florian. Un luogo dove roccia, cultura e silenzio delineano insieme una rara forma di equilibrio.