Uno scambio franco-norvegese
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Tutto è iniziato durante un corso di sci su pendii ripidi nelle Cerces. Tra una curva e l’altra, Candice esclama: «E se partissimo a sciare in Norvegia?»
La promessa non resterà campata in aria. Qualche mese dopo, il progetto prende forma: nessuna intenzione di affittare un van né di partire su una barca organizzata, ciò che dà vera forza a un viaggio sono gli incontri. Allora, perché non immaginare un vero scambio: essere ospitate da norvegesi e, in cambio, accoglierli nelle nostre Alpi francesi?
Candice pubblica un messaggio in un gruppo norvegese di sci alpinismo. È così che incontriamo Maria, appassionata di montagna e residente nelle Alpi di Lyngen. Entusiasta, ci propone subito di andare a stare da lei per dieci giorni. La meta è fissata: destinazione Circolo Polare.
E poiché Candice desidera sviluppare le proprie competenze di cineasta, racconteremo questa avventura attraverso un film e delle fotografie.
Avevamo deciso di raggiungere la Norvegia in treno, per convinzione ecologica ma anche per desiderio: quello di vedere scorrere i paesaggi e sentire l’Europa trasformarsi poco a poco chilometro dopo chilometro. L’andata mantenne tutte le sue promesse. Da Lione ad Amburgo, poi Stoccolma e infine Narvik, i 2 giorni e mezzo di viaggio furono un’avventura di per sé. Certo, i biglietti Interrail erano più costosi di un volo e, non essendoci cuccette disponibili, accumulammo notti insonni su sedili reclinabili. Ma la lentezza del viaggio e il susseguirsi delle atmosfere rendevano unico questo approccio.
Al ritorno, le cose si complicarono. I lavori sulla linea allungavano ulteriormente un viaggio già lungo. Si aggiunse un giorno ai 2 giorni e mezzo previsti, a cui si sommavano le quattro ore in auto. Dopo molte esitazioni, dovemmo arrenderci: questa volta prendemmo l’aereo. Due ore di volo contro tre giorni di treno… Una scelta frustrante, ma rivelatrice delle difficoltà attuali di viaggiare in altro modo.
Il viaggio in treno verso il nord della Scandinavia fu già un’avventura di per sé. Appena arrivate a Narvik, Maria ci aspettava per le ultime quattro ore di strada verso le Alpi di Lyngen. Già dalla prima sera, con gli sci ai piedi, scoprimmo una neve perfetta nella luce del tramonto. Sciare sopra il mare: la magia è immediata. Ben presto ci rendemmo conto dell’eccezionalità del terreno: canaloni che si tuffano direttamente nell’oceano, ghiacciai sospesi sopra i fiordi e una facilità sconcertante nel concatenare i dislivelli, libere dai vincoli dell’altitudine. Qui lo sci comincia sulla soglia di casa.
Alloggiamo a Lenangstraumen, il paese natale di Maria, incastonato nel cuore delle Alpi di Lyngen, che lei percorre con energia inesauribile. Più che un’ospite o una guida, diventa un’amica. Veniamo presto integrate nella sua famiglia e condividiamo la loro quotidianità: un padre pescatore, una madre infermiera, vicini sempre pronti a prestarci l’attrezzatura o a portarci in barca verso le isole. Tutto avviene con semplicità e condivisione.
Ogni mattina Maria parte con gli sci ai piedi e ogni sera ritroviamo il calore di una cena in famiglia. Scopriamo i sapori locali – insalata di mela, uva, cipolla e maionese, panini di baccalà, brunost (formaggio bruno caramellato) – e in cambio improvvisiamo una quiche e delle crêpe.
I dieci giorni passano come una discesa troppo breve. Come ringraziare questa famiglia che ci ha accolte con tanta generosità? Non sappiamo quando torneremo in Norvegia, ma una certezza c’è: Maria verrà a scoprire le nostre Alpi. E già non vediamo l’ora di poterle offrire un’accoglienza all’altezza di quella che ci ha riservato.
Qualche mese dopo, ad agosto, Maria arriva ad Annecy: quattro giorni per mostrarle il nostro terreno di gioco. Fedele a se stessa, Maria trabocca di energia e voglia di fare: si preannuncia intenso!
L’accoglienza iniziò con l’arrampicata, poi un volo in parapendio al tramonto, un momento sospeso nella luce serale sopra il lago. Più che il paesaggio, è la salita in autostop a impressionarla: un altro aspetto della nostra cultura montana.
Il giorno dopo partivamo già per l’Italia per l’ascesa al Gran Paradiso (4000 m). Prima notte in tenda per Maria e primo vero picnic francese: pane, comté, saucisson, brioche… La sveglia alle 3 del mattino diede il via a un’ascensione memorabile, con via ferrata finale e persino un lieve mal di montagna… non per Maria, ma per Candice, che pure è più abituata, ma sta realizzando il nostro futuro film, cosa che implica continui spostamenti in ogni direzione per massimizzare le riprese.
Ultimo giorno, ultimi voli. Il colle des Frêtes è troppo ventoso, ma Planfait ci offre condizioni perfette: un’ora e mezza di volo sopra il lago. Poi Doussard, circondate da una banda di amici, con Candice in biposto, vele e risate condivise. La serata si conclude a casa di Aristid, intorno a una grande cena estiva. All’alba, Maria riparte, ma le immagini restano.
Questo scambio franco-norvegese è stato molto più di un viaggio. Ha unito sport, amicizia e scoperte culturali. Dieci giorni nei fiordi norvegesi, quattro giorni nelle Alpi francesi, e ovunque lo stesso filo conduttore: l’energia della condivisione.
Questo racconto diventerà presto un film, realizzato da Candice. Un modo straordinario per prolungare l’avventura e condividerla ancora più lontano.