Abbigliamento senza PFAS: perché Lagoped rifiuta questi inquinanti
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Lo scorso 20 febbraio, l'Assemblea nazionale ha approvato una legge volta a vietare progressivamente i PFAS, questi "inquinanti eterni" che contaminano a lungo il nostro ambiente e la nostra salute. Promosso dal deputato ecologista Nicolas Thierry, il testo prevede in particolare il divieto di diversi prodotti contenenti PFAS entro il 2026 e il 2030, come i prodotti tessili contenenti PFAS a gennaio 2030, ad eccezione di alcune categorie di tessili destinati a uso professionale. Un importante passo avanti che testimonia una crescente consapevolezza dei pericoli di queste sostanze. Questa legge fa della Francia uno dei Paesi pionieri in Europa su questo tema.
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche, meglio conosciute con l'acronimo PFAS, sono una famiglia di oltre 10.000 composti chimici di sintesi. Utilizzate dagli anni Quaranta nell'industria per le loro proprietà antiaderenti, idrorepellenti e antimacchia, sono onnipresenti nella nostra vita quotidiana: imballaggi alimentari, schiume antincendio, rivestimenti per padelle e, naturalmente, abbigliamento tecnico.
Il problema principale dei PFAS? La loro estrema persistenza nell'ambiente. Una volta rilasciate, queste molecole non si degradano, o lo fanno molto lentamente, e si accumulano nell'acqua, nel suolo e nella catena alimentare, con gravi conseguenze per la salute umana e gli ecosistemi. Una volta emessi, questi inquinanti rimangono presenti per centinaia, se non migliaia, di anni.
I legami carbonio-fluoro che compongono i PFAS sono tra i più solidi della chimica organica. Questa resistenza li rende praticamente indistruttibili in natura, dove migrano per lunghe distanze, contaminando fiumi, falde acquifere e terreni agricoli. Secondo diversi studi, questi inquinanti si ritrovano nell'acqua potabile e negli alimenti che consumiamo.
Dopo aver osservato la concentrazione dei PFAS nel nostro ambiente, non ci sono più dubbi: gli "inquinanti eterni" rappresentano un vero pericolo per gli esseri viventi e in particolare per l'uomo. Infatti, l'esposizione ai PFAS è associata a un elenco crescente di malattie croniche ed effetti tossici:
Tumori (rene, fegato, testicolo)
Disturbi ormonali e infertilità
Sviluppo neurologico alterato nei bambini
Sistema immunitario indebolito
Le popolazioni maggiormente esposte sono i lavoratori dell'industria chimica, i professionisti che manipolano queste sostanze e gli abitanti vicini alle aree fortemente contaminate, chiamate "hot spot".
L'uso dei PFAS è esploso nei decenni passati, nonostante gli allarmi della comunità scientifica. Ecco una cronologia delle principali tappe di questo scandalo ambientale:
Anni 1940-1950 : Negli Stati Uniti, l'azienda 3M inizia la produzione di PFAS per diverse applicazioni industriali.
Anni 1960-2000 : Espansione massiccia nei prodotti tessili, nei rivestimenti e negli imballaggi alimentari.
1997 : Kris Hansen, dipendente dell'azienda 3M che utilizza i PFAS, scopre la contaminazione su vasta scala (Minnesota, USA).
Anni 2000 : Lo scandalo sanitario esplode negli Stati Uniti, quando l'avvocato Robert Bilott si occupa dello sversamento nell'ambiente, da parte del gruppo DuPont, di migliaia di tonnellate di fanghi contenenti PFOA. All'inizio degli anni 2000, l'azienda 3M annuncerà l'interruzione della produzione del PFOS dopo che ne sarà stato dimostrato l'impatto sulla salute.
2001 : La Convenzione di Stoccolma inizia a regolamentare questi inquinanti organici persistenti, tra cui diversi composti della famiglia dei PFAS.
2009 : Il PFOS, acido perfluoroottansolfonico, classificato come possibile cancerogeno dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, è vietato in Europa.
2012 : Tefal, il marchio francese che produce padelle antiaderenti, afferma di aver smesso di utilizzare il PFOA nella propria produzione e nello stabilimento di Rumilly, in Alta Savoia. Una regione fortemente contaminata dai PFAS
2019 : Il PFOA, un PFAS ampiamente utilizzato, è vietato in Europa dopo essere stato classificato come cancerogeno.
2020: L'Europa regolamenta il monitoraggio dei PFAS nell'acqua potabile.
2022 : 3M annuncia la fine della produzione di PFAS entro il 2025, sotto la pressione normativa e a causa delle preoccupazioni sanitarie.
2023 : I fluoropolimeri sono classificati come cancerogeni per l’uomo.
febbraio 2023: uPFAS - progetto di “restrizione universale” dei PFAS. Pubblicazione di un progetto europeo di divieto dell’insieme di questi inquinanti eterni: Germania, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia propongono un testo che riguarderebbe l’intero universo chimico dei PFAS in un’unica soluzione, vale a dire oltre 10.000 sostanze
Febbraio 2025: adozione di una legge volta a vietare gradualmente i PFAS da parte dell’Assemblea nazionale (Francia).
2026 : possibile entrata in vigore del progetto uPFAS, rinviata a causa di un’intensa campagna di lobbying e disinformazione condotta dai settori produttori e utilizzatori dei PFAS.
Di fronte alla pressione normativa, gli industriali hanno introdotto nuove forme di PFAS a catena corta e ultracorta. Queste molecole, ritenute meno nocive, sono in realtà più mobili e più difficili da eliminare rispetto ai loro predecessori. Lungi dal fornire una soluzione, prolungano la contaminazione generalizzata.
L’Europa censisce almeno 23.000 siti contaminati dai PFAS. La loro bonifica rappresenta una sfida tecnologica enorme: l’unica soluzione efficace consiste nel bruciare queste sostanze a oltre 1.100 °C in inceneritori specializzati. Secondo una stima del Forever Lobbying Project, il costo totale della decontaminazione potrebbe raggiungere tra 95 e 2.000 miliardi di euro in 20 anni per il continente europeo.
Perché una differenza così grande nella stima dei costi di bonifica? In uno scenario ottimistico, ma irrealistico, in cui tutte le emissioni di PFAS cessassero domani, la bonifica costerebbe “soltanto” 95 miliardi di euro. Lo scenario più realistico, da 2.000 miliardi di euro, non tiene invece conto dell’impatto sul sistema sanitario dei Paesi e delle esternalità negative.
Se il principio del chi inquina paga non viene applicato, il conto verrà trasferito sui consumatori. Ogni famiglia europea potrebbe sborsare 480 euro all’anno per eliminare i PFAS dall’acqua potabile. Un costo esorbitante che sottolinea l’urgenza di vietare queste sostanze alla fonte.
I capi outdoor sono tra i primi a essere interessati dall’uso dei PFAS, in particolare nelle membrane e nei trattamenti idrorepellenti. Infatti, uno dei PFAS che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi mesi è un prodotto utilizzato negli utensili da cucina o nelle giacche idrorepellenti e impermeabili. Si tratta dei fluoropolimeri, una categoria di PFAS «ad alte prestazioni», le cui proprietà idrorepellenti o antiaderenti sono eccezionali.
Ma noi di Lagoped abbiamo fatto una scelta radicale: nessun PFAS nei nostri prodotti, fin dalla fondazione del marchio.
Collaboriamo con partner impegnati come Sympatex, che propone membrane impermeabili e traspiranti prive di fluoro. I nostri prodotti idrorepellenti derivano da tecnologie alternative, rispettose dell’ambiente, che garantiscono una protezione efficace senza danneggiare la salute dei nostri clienti né quella del pianeta.
Per prolungare l’efficacia dei capi idrorepellenti, invitiamo i nostri clienti a prendersi cura delle loro giacche e dei loro pantaloni tecnici, mantenendo l’idrorepellenza del capo con uno spray idrorepellente che, naturalmente, non contiene PFAS.
L’inquinamento da PFAS è una grave crisi ambientale e sanitaria, la cui portata comincia solo ora a essere compresa. Noi di Lagoped ci rifiutiamo di aspettare che sia la normativa a imporre il cambiamento: abbiamo scelto di progettare capi tecnici privi di PFAS, più sani e più durevoli.
Cambiare le nostre abitudini di consumo è essenziale. In quanto consumatore, scegliere alternative prive di PFAS significa contribuire attivamente a una moda più responsabile.
Per incoraggiare la trasparenza e una corretta informazione dei nostri lettori, mettiamo a vostra disposizione le letture che ci hanno permesso di scrivere questo articolo sintetico. Vi invitiamo a comprendere personalmente l’importanza dell’inquinamento da PFAS attraverso le seguenti fonti.