Diario di alpinismo - Escursione tra amici sulla parete Nord della Regina: la Direttissima degli Amici
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Vivien, membro della Famiglia Lagoped , ci racconta la storia della salita di una delle vie della parete Nord della Regina Meije.
Un’avventura in montagna comincia sicuramente dalla formazione di una buona squadra. Con l’amico Ren’ (Renaud Fine), blocchiamo la finestra annuale alla fine di luglio. Tra le opzioni, una ci attira particolarmente dall’estate scorsa, la via degli amici sulla parete Nord della Regina Meije. Probabilmente il nome non è casuale.
Aperta da C. Copier e T. Clarasso per la parte inferiore, nel 1997, poi da B. Gravier, C. Copier e JF Etienne nel 2005, in due volte per la parte superiore.
La semplice lettura della descrizione del «topo Cambon» permette di farsi un’idea:
«La via più difficile e più lunga della parete Nord. Gradata ED+, M5, 7c, 80° su ghiaccio, è un’impresa estrema, poiché il crux è una lunghezza di 7a+ e poi 7c (o A2), scarsamente proteggibile a 3800 m sulla parete Nord» ...
Poiché le condizioni e la finestra meteorologica sono favorevoli, ci prepariamo raccogliendo le poche informazioni disponibili in rete e contattando alcuni amici che l’hanno già percorsa (grazie a Octave, Paulo e Adrien).
Per quanto mi riguarda, l’avventura comincia il giorno dopo un turno di guardia al SAMU. Ancora un po’ intontiti, lasciamo l’agglomerato di Grenoble per raggiungere con calma La Grave, approfittare della funivia e salire in direzione delle Enfetchores.
Decidiamo di andare a cercare la cresta sommitale di questi ultimi per individuare al meglio la parete Nord. Questo ci permette di avere una visione completa della parete e di confrontare le condizioni attuali con le poche foto disponibili. È necessario individuare la terminale, poiché la parete è un po’ più secca del previsto.
Facciamo quindi una deviazione alla base per ispezionarla e trovare un punto debole che permetta di accedere allo zoccolo.
La nostra scelta sarà una parete un po’ ripida di neve ghiacciata, con qualche breve passaggio di misto.
Felici di avere un piano 1 risaliamo il ghiacciaio della Meije sulla riva destra per attraversare la breccia e andare a godere della dolcezza di una serata al Promontoire (grazie a Sandrine, la custode) dove ritroviamo per caso diversi amici, tra cui i colleghi del CRS Alpe.
Il giorno dopo la sveglia suona alle 2:00 e verso le 2:45 ci mettiamo in movimento per raggiungere il piede della parete Nord. Fa relativamente caldo e decidiamo di risparmiare le energie sull’avvicinamento, raggiungendo la suddetta parete ripida.
Si parte per lo zoccolo; dopo aver superato la terminale, Ren’ mi raggiunge. Il seguito dello zoccolo assomiglia a una gigantesca partita a Dodgeball notturna e mi torna in mente un detto: «se evitate le chiavi inglesi, eviterete le palle» 2 , in pratica deve adattarsi alle pietre.
Procediamo al meglio alternando corda corta e corda tesa, muovendoci come piccoli granchi 3 .
Le prime luci si fanno vedere quando attacchiamo le lunghezze su buona roccia arrossata dai raggi.
Segue la risalita di un couloir dalla roccia pessima, dove, oltre a scegliere gli appigli, bisogna scegliere in quale direzione usarli per non destabilizzare il castello di carte. Questa parte è molto più asciutta di quanto descritto. Ci equipaggiamo ai piedi del primo muro ripido. Dannatamente ripido!
Si susseguono abbastanza bene su roccia fessurata, tanto atletica quanto estetica, e dopo 4 lunghezze ci cambiamo di nuovo: atmosfera di ghiaccio. Questa parte, che dovrebbe essere innevata, è invece ghiacciata a tratti e non rimpiango la scelta tattica di avere un’attrezzatura invernale comprendente veri ramponi d’acciaio, oltre a una piccozza tecnica (per la cordata) e 6 viti da ghiaccio.
Risaliremo la parte mediana della Z, con sezioni di ghiaccio nero, e faremo una sosta ai piedi del bastione finale. Questa sezione non ha nulla a che vedere con ciò che ricordavamo della nostra visita di 10 anni fa. Dopo una pausa, ci rimettiamo gli abiti da luce per scalare quest’ultima sezione. Un diedro sorprendentemente in equilibrio ci conduce ai piedi della famosa fessura verde.
Ancora qualche lunghezza e arriviamo sotto questa penultima lunghezza molto atletica. Ren si lancia su di essa e sale abilmente fino allo strapiombo; pochi passaggi di artificiale più tardi (e dopo aver sostituito la piastrina mancante, grazie agli amici per l’informazione) arriviamo alla penultima sosta.
Un’ultima lunghezza ci permette di raggiungere il cosiddetto Cheval Rouge e la sua fermata terminale. Sono le 18 quando incrociamo una coppia che sta preparando un elegante bivacco sulla cima della Meije.
Telefoniamo a Béa, la custode dell’Aigle, che ci mette da parte qualche birra e un pasto. Dopo una magnifica traversata al crepuscolo raggiungiamo l’Aigle, Béa e Margot, la custode e l’aiuto-custode, che ci aspettano con il sorriso e una buona cena.
Il giorno seguente ci godiamo questo piccolo angolo di paradiso prima di ridiscendere a valle. Ancora una bella avventura tra amici!
Per questa ascensione abbiamo deciso di farla «in giornata»; pertanto non portiamo materiale da bivacco, ma comunque indumenti caldi in caso di necessità (un piumino pesante, calzini e guanti di ricambio), oltre a una coperta termica ciascuno.
Data l’elevata probabilità di procedere di notte, portiamo una piccola lampada supplementare.
Abbiamo anche un kit di pronto soccorso e una radio.
Portiamo un set di Friends fino al numero 3 (quest’ultimo non è indispensabile), raddoppiando alcune misure medie/piccole, alcuni dadi e 3 chiodi (molto utili), delle rinvii e fettucce, cordino.
Abbiamo 6 chiodi da ghiaccio leggeri.
Per quanto riguarda il materiale per la progressione, abbiamo deciso di dividerci un paio di ramponi in acciaio con una punta singola e scarponi adatti, una piccozza tecnica e una piccozza leggera per uno; materiale leggero per l’altro. Questa «strategia» riguardo all’«attacco» dei tiri di ghiaccio/misti si rivelerà corretta, date le condizioni incontrate.
Infine procediamo con due corde gemelle da 60 (rischio di taglio della corda a causa delle pietre e possibilità di ritirata, doppie corde alla fine dell’attraversamento delle creste)
Una buona giacca impermeabile e resistente (la giacca da montagna TETRAS)
Una giacca intermedia
Un piumino caldo (il piumino isolante HEYDO2)
Due paia di guanti
Una fascia (la fascia calda in lana riciclata GHEADBAND)
Un pantalone tipo softshell
Un collant
Uno scaldacollo (lo scaldacollo tecnico WINSNOOD)
Calzini di ricambio
Riferimenti:
(1) DodgeBall - If you Can Dodge A Wrench, You Can Dodge A Ball, Vaughin, Stiller
(2) Silenzio! Abbiamo un piano, Chris Haughton
(3) Niente panico, piccolo granchio, Chris Haughton